Home » Sardegna Quanto Basta » Franco Pepe e Pasquale D’Ambrosio riscrivono il concetto del lusso in Gallura
Franco Pepe al 7pines | © Jessica Cani

Franco Pepe e Pasquale D’Ambrosio riscrivono il concetto del lusso in Gallura

Home » Sardegna Quanto Basta » Franco Pepe e Pasquale D’Ambrosio riscrivono il concetto del lusso in Gallura

Franco Pepe e Pasquale D’Ambrosio riscrivono il concetto del lusso in Gallura

Franco Pepe al 7pines | © Jessica Cani

Al 7Pines di Baja Sardinia, con la cucina della pizzeria Spazio e del ristorante Capogiro, l’opulenza e l’eccesso della vicina Costa Smeralda cede il passo a una nuova filosofia, più sottile e significativa, che trova la sua massima espressione nella semplicità curata e nell’autenticità delineando il nuovo volto del lusso contemporaneo.

Nel panorama che definisce la Costa Smeralda e i suoi dintorni, dove il lusso è da sempre sinonimo di opulenza e ostentazione, ridefinire i canoni dell’eccellenza potrebbe sembrare complicato. Eppure, in questo contesto saturo di sfarzo, dove spesso l’apparenza ha eclissato la sostanza e l’eccesso ha prevalso sulla qualità, emerge una realtà che sfida le convenzioni: il 7Pines Resort.

7pines
7pines | © Jessica Cani

Incastonato tra i graniti della Gallura, la struttura del gruppo Hyatt si distingue per la sua capacità di fondere l‘eccellenza gastronomica con un’ospitalità raffinata. Il resort si fa portavoce di un’esperienza immersiva che valorizza l’autenticità del territorio e la qualità intrinseca di ogni dettaglio.

Ciò che segue è il resoconto della mia esperienza di fine agosto, con una riflessione su come il vero lusso, nell’era contemporanea, si manifesti attraverso la semplicità, curata e con un profondo rispetto per il contesto in cui si inserisce.

Il 7Pines: raffinatezza e autenticità in Gallura

Inaugurato nell’agosto 2022, il 7Pines Resort si trova su un promontorio che offre vedute mozzafiato sul mare, la Macchia Mediterranea e i graniti galluresi. In un’area rinomata per il suo prestigio, il 7 Pines si distingue per la sua interpretazione sofisticata del “lusso rilassato”.

Il resort conta tre ristoranti, tre bar, la Pure Seven Spa, un Kids Club educativo e strutture sportive. Ciò che colpisce è la dedizione nel valorizzare l’essenza del territorio: dalla scelta dei materiali alla selezione del personale, fino alle esperienze uniche offerte agli ospiti.

Le camere, veri e propri rifugi di comfort, si fondono con l’ambiente circostante. La colazione merita una citazione perché offre sfogliati interessanti come sfogliatelle e pasticciotti che evocano i sapori della mia amata Campania, oltre ai classici croissant, pain au chocolat e differenti tipi di pane.

Spazio: l’arte della Pizza di Franco Pepe

Franco Pepe al 7pines  | © Jessica Cani
Franco Pepe al 7pines | © Jessica Cani

Il modo in cui ho vissuto l’esperienza gastronomica del 7Pines me lo ha mostrato come tempio dedicato al trittico sacro della gastronomia italiana: pane, pizza e pasta.

Uno dei due cuori pulsanti dell’esperienza gastronomica è Spazio, la pizzeria d’autore inaugurata a maggio 2023. Qui ho avuto modo di incontrare Franco Pepe. La pizza, evoluzione sublime dell’arte panificatoria, si eleva nelle sue mani a manifesto di creatività e rispetto per la materia prima. Ogni disco di pasta diventa una tela su cui dipingere l’incontro tra tradizione campana e eccellenze sarde.

Come a Caiazzo, anche da Spazio si può intraprendere un viaggio gustativo attraverso un percorso degustazione di spicchi diversi o optare per una singola pizza.

Spazio-Mare di Franco Pepe al 7pines  | © Jessica Cani
Spazio-Mare di Franco Pepe al 7pines | © Jessica Cani

La mia cena è iniziata con Spazio mare, una creazione che celebra l’essenza del mare sardo: una pizza fritta con stracciatella di bufala DOP, gambero rosso, misticanza e lime, in un equilibrio perfetto di sapori e consistenze.

Margherita sbagliata di Franco Pepe al 7pines  | © Jessica Cani
Margherita sbagliata di Franco Pepe al 7pines | © Jessica Cani

Il momento per me atteso è stato l’arrivo della Margherita sbagliata, un omaggio al territorio d’origine di Pepe. Questa creazione incarna la sua filosofia: un amore profondo per le storie e le materie prime, interpretate in modo da esaltarne ogni sfumatura. Realizzata con mozzarella di bufala campana DOP, passata di pomodoro riccio e una riduzione di basilico, questa pizza è un tributo al pomodoro riccio di Caiazzo, preservandone i preziosi caratteri nutrizionali.

Ho chiesto a Pepe quale sia la sua visione della pizza, che cosa significhi per lui: “Ognuno ha un talento” mi ha detto. “Io ho la capacità di interpretare l’impasto e il territorio con creatività. Quando creo una ricetta, trovo gli stimoli più importanti per il mio percorso di vita”.

Creare per reinventarsi, alimentare la propria curiosità, la propria fame di scoperta. Per stare vivo.

Senti-menti di Gallura di Franco Pepe al 7pines  | © Jessica Cani
Senti-menti di Gallura di Franco Pepe al 7pines | © Jessica Cani

Il menu comprende 15 pizze, spaziando dai classici di Caiazzo alle creazioni esclusive per il 7Pines.

Molto interessante la Senti-menti di Gallura con fior di latte affumicato, carciofo spinoso sardo DOP, carpaccio di bue rosso, olive scabecciu, olio al finocchio di mare e un’eterea aria di pecorino sardo DOP.

Così come La Ritrovata, ispirata alla marinara, ripercorre la memoria gustativa di Pepe che ha ritrovato, appunto, il sapore della pizza di suo padre, ugualmente pizzaiolo: passata di pomodoro San Marzano DOP, pignolo del Vesuvio DOP, capperi disidratati, polvere di olive nere caiazzane, filetti di alici di Cetara, olio tagliato e basilico fritto.

La Ritrovata di Franco Pepe al 7pines  | © Jessica Cani

La degustazione della Scarpetta ha rappresentato l’apice della mia esperienza. Questa creazione, che unisce mozzarella di bufala campana DOP, fonduta di Grana Padano DOP 12 mesi, composta di pomodoro a crudo, pesto di basilico liofilizzato e scaglie di Grana Padano DOP 24 mesi, è una sinfonia di sapori.

Le parole di Pepe risuonano ancora: “La pizza non è solo forma, è tornare al palato. Se riusciamo a leggere il palato, ci salviamo”. Un approccio profondo che si esprime nella ricerca costante della materia prima allo scopo di elevarla, reinventando e divertendosi con gli ingredienti nel loro totale rispetto.

La cena si è conclusa con un omaggio alla Sardegna, dove un impasto di pizza fritto è stato riempito con peretta di Olbia e guarnito con miele di corbezzolo e polvere di mirto. Un ricordo della seada con un arricchimento dato dalla ricerca di Pepe e dalla curiosità verso il territorio sardo e le sue specificità.

La filosofia di Franco Pepe: un equilibrio raffinato tra gusto e benessere

Durante la nostra conversazione, ho scoperto un aspetto affascinante di Pepe: il suo passato come insegnante di educazione fisica, parallelo al lavoro nella pizzeria di famiglia. Questa duplice esperienza ha plasmato profondamente la sua filosofia lavorativa ponendo l’equilibrio tra gusto e nutrizione come pilastro fondamentale del suo approccio, in un’ottica di costante perfezionamento del prodotto.

Questa ricerca dell’equilibrio si manifesta in sette sue creazioni emblematiche, tra cui spiccano la Margherita Sbagliata e la Ritrovata. Queste pizze sono veri e propri oggetti di studio scientifico, frutto di collaborazioni con l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Brescia, che hanno portato il prestigioso riconoscimento della certificazione AIRC (Associazione italiana ricerca contro il cancro), sottolineando come l’arte culinaria di Pepe trascenda l’atto del nutrire e creare esperienza, elevandosi a una forma di responsabilità sociale.

Capogiro: la cucina raffinata di Pasquale D’Ambrosio

il giorno seguente ho cenato al ristorante Capogiro, dove ho incontrato lo chef Pasquale D’Ambrosio. Anche lui di origini campane, D’Ambrosio ha portato in Sardegna la sua “cucina libera e sartoriale”, creando un dialogo tra territori diversi ma complementari.

Montanarina al Capogiro del 7pines  | © Jessica Cani
Montanarina al Capogiro del 7pines | © Jessica Cani

La cena si è aperta con degli amuse bouche, fra cui una montanarina con San Marzano e Parmigiano Reggiano 22 mesi.

Pasta ai 12 pomodori al Capogiro del 7pines  | © Jessica Cani
Pasta ai 12 pomodori al Capogiro del 7pines | © Jessica Cani

Partiamo con l’assaggio che mi ha rubato il cuore, il suo piatto signature: la pasta ai 12 pomodori. Questa creazione è un vero e proprio inno alla biodiversità e alla ricchezza degli ingredienti italiani. D’Ambrosio ha orchestrato una sinfonia di sapori utilizzando una pasta mista come base per una straordinaria varietà di pomodori: datterino, San Marzano classico, grappolo, riccio, siccagno, corbarino, pera d’Abruzzo, piennolo del Vesuvio, Regina di Manduria, ciliegino e cuore di bue. Ogni varietà porta con sé una nota unica, creando un’armonia gustativa che celebra la diversità e la ricchezza del patrimonio agricolo italiano.

A elevare il piatto, l’utilizzo di oli aromatizzati – olio taggiasco, olio al finocchio marino e olio al basilico – che aggiungono profondità al piatto, la nota di freschezza data dal basilico fresco e, infine, il Gran Campidano stagionato 24 mesi e il Parmigiano Reggiano, in due stagionature diverse di 24 e 48 mesi, che conferiscono al piatto una ricchezza e una complessità di sapori che si sviluppano a ogni boccone.

Pane al Capogiro del 7pines  | © Jessica Cani
Pane al Capogiro del 7pines | © Jessica Cani

Questo piatto è una dimostrazione della filosofia culinaria di D’Ambrosio: rispetto per gli ingredienti, attenzione ai dettagli e capacità di creare un’esperienza gastronomica che sia familiare e sorprendente.

Ciò che mi ha colpita è stata l’attenzione dedicata al pane, elemento cardine sia nella tradizione sarda che in quella campana, trattato qui con reverenza e creatività. Si apre con una focaccina con grano antico Coda di Lupo, tuile con sale maldon, zucchero, burro e semi di zucca e due tipi di grissini, uno all’origano e uno allo zafferano. Si prosegue con un pane presentato splendidamente, aromatizzato con erbe di macchia. Il tutto si accompagna con due tipologie di burro (uno alle alghe e uno al pomodoro) e un olio di Berchidda varietà Bosana.

D’Ambrosio si è fatto ambasciatore delle eccellenze sarde cercando di fonderle armoniosamente con la tradizione napoletana. “Non è stato semplice quando sono arrivato“, mi ha raccontato. “Ci ho messo un po’ a comprendere come fondermi con questo territorio e la chiave l’ho trovata nelle persone, nei dialoghi, nella rete che univa il mio lavoro con il loro“.

Menu del Capogiro con menzione alla brigata  | © Jessica Cani
Menu del Capogiro con menzione alla brigata | © Jessica Cani

Piacevole vedere anche l’attenzione posta alla brigata di cucina e sala a cui è dedicata un’intera e meritata pagina del menu che menziona nomi e cognomi.

Lo consiglio perché…

Nel panorama in rapida evoluzione, il concetto di lusso sta vivendo una profonda metamorfosi. L’opulenza sfacciata cede il passo a una nuova filosofia, più sottile e significativa, che trova la sua massima espressione nella semplicità curata, nell’autenticità delle esperienze e nel profondo rispetto per il contesto.

il 7 Pines Resort, con le sue offerte gastronomiche e la sua filosofia di ospitalità, rappresenta il nuovo volto del lusso contemporaneo. Un lusso che non abbaglia, ma illumina; che non sovrasta, ma eleva; che non isola, ma connette con il luogo, la cultura e con noi stessi offrendo un lusso ancora più raro: il tempo. La possibilità di rallentare, di immergersi completamente nel momento presente, lontano dalle distrazioni quotidiane, diventa parte integrante dell’esperienza di lusso. 

*Articolo in collaborazione con il 7Pines Resort Baja Sardinia


Leggi anche

Variazioni di gusto: le collaborazioni gastronomiche di Alessio Signorino al ristorante Terra di Palazzo Tirso

A gennaio mi sono seduta al tavolo di Palazzo Tirso per la prima serata inaugurale di “Variazioni di Gusto”, un format gastronomico nato dall’idea di Daniele Bassetti, direttore del Palazzo Tirso a Cagliari. L’obiettivo era quello di valorizzare i talenti e produzioni di qualità della Sardegna creando occasioni di degustazione e dialoghi tra le diverse anime gastronomiche dell’isola. Il Gelato da Pasteggio: Signorino e il gelato gastronomico di Fabrizio Fenu Il primo appuntamento era quello tra Fabrizio Fenu, maestro gelatiere.  Quando vivevo lontana dalla Sardegna, le storie gastronomiche dell’isola cominciavano a farsi sentire oltre i suoi confini. La ristorazione muoveva i primi passi verso una nuova consapevolezza, lenta rispetto alle città in cui abitavo tra centro e nord Italia, ma con una forza interessante. C’erano segnali che mi dicevano che questa terra aveva tante storie da raccontare. Me lo ricordo ancora, era il 2014. Vivevo a Firenze e, al Gelato Festival, un maestro gelatiere sardo vinse con un gelato al pecorino fiore sardo DOP e pere caramellate.  Avevo letto che era di Marrubiu ma non sapevo chi fosse. Ricordo però di aver detto ai miei colleghi universitari che forse il progetto su cui stavo lavorando per la mia tesi in economia agroalimentare, con un focus sulle reti collaborative nell’isola, aveva un senso: talenti, storie e prodotti potevano intrecciarsi per disegnare le storie che avevo sognato per la mia terra. Sono passati dieci anni. La Sardegna, e Cagliari in particolare, sono cambiate. Anche io lo sono, ma la passione per le collaborazioni di valore è rimasta intatta. Quel maestro gelatiere era Fabrizio Fenu della gelateria I Fenu. Con Alessio Signorino hanno organizzato una di quelle serate che tanto mi piacciono. Lo hanno fatto, appunto, al Ristorante Terra di Palazzo Tirso, dove hanno disegnato un menu in cui il gelato artigianale e l’alta cucina potessero camminare fianco a fianco.  Contrasti di temperature e consistenze hanno dato al gelato non più il solo ruolo di dessert, ma quello di protagonista nell’intero menu. Ad aprire la serata, un gran cocktail pensato da Matteo Premolini, a base di Crannatza (Vernaccia Valle del Tirso IGT di Orro) bottarga e zafferano, accompagnato da una quenelle di gelato alla bottarga e un gambo di sedano a sostituire la palettina per raccoglierlo. Sublime! A seguire, quattro portate: Gambero viola di Villasimius, rape marinate e sorbetto alle mele. Un inizio perfetto con un piatto godurioso e con una materia prima eccellente. Il primo piatto è stato un risotto con pecora in salmì, polvere di massa di cacao e gelato al pecorino. Un piatto con un pensiero interessante dietro, con un riso in cui mancava appositamente la mantecatura.  A seguire, un petto di piccione alla brace, tacos di verza e gelato alle patate arrosto. Per finire, una “Gelato torta“: zafferano, pistacchio e agrumi, dove la mano della pasticcera Maurizia Bellu, compagna di lavoro e di vita di Fenu, ha chiuso in maniera eccelsa questa splendida cena. Rapsodie Veg: Signorino e la cucina vegetale di Fabio Vacca Il 20 marzo ho preso parte alla seconda tappa del progetto “Variazioni di gusti” al ristorante Terra di Palazzo Tirso. Dopo aver scoperto il lato sorprendente del “Gelato da pasteggio”, questa volta ho assistito a un inno alla cucina vegetale con “Rapsodie Veg”: un percorso in quattro portate che ha messo al centro la ricchezza delle erbe spontanee e la possibilità di sperimentare abbinamenti analcolici. A dare il benvenuto, tre amuse bouche che hanno stuzzicato immediatamente la curiosità: foglia di borragine, crocchetta di cacio e pepe e sedano rapa con gelificazione di fiori di sambuco. Subito dopo è arrivata la Crème Brûlée di ricotta di mandorla affumicata, arricchita da asparagina cruda, crema di asparagi e limone candito, pane pistoccu fritto ed erbe di campo. Un piatto che ha unito consistenze e aromi leggeri con il gusto rotondo della ricotta di mandorla. In questa serata, i cocktail di Matteo Premolini e i racconti del sommelier Andrea Catgiu si sono rivelati compagni del viaggio: il primo è stato un’acqua aromatizzata alla rucola e pepe rosa, omaggio alla “passeggiata” fra orti e campagne che rappresenta così bene la filosofia di Alessio Signorino e Fabio Vacca. Il primo – che, lo ammetto, mi ha emozionata particolarmente – è stato un tortello ripieno di crema di piselli, servito su insalata di piselli e crema di erbe spontanee, con un intrigante caramello di tuorlo alla soia. L’equilibrio fra dolce, sapido e fresco era così armonioso che ogni boccone regalava la sensazione di una primavera in fiore. A seguire, un’interpretazione vegetale del filetto alla Rossini: sedano rapa e foie gras di nocciola, con spinaci crudi, tartufo nero e un fondo bruno vegetale perfettamente eseguito. Una dimostrazione di come, puntando su materie prime di qualità e tecniche raffinate, si possano raggiungere risultati di grande eleganza anche senza proteine animali. In abbinamento, una Weisse analcolica creata con gli avanzi di pane del ristorante, proposta davvero interessante, e un kombucha dall’acidità vibrante. Il dessert – tiramisù alla saba – ha chiuso in bellezza. La crema al mascarpone profumata di Malvasia, la torta caprese tostata, il gelato al caffè e la gelatina alla saba componevano un gioco di sapori che dialogavano che naturalezza, abbinato, come tocco finale, al caffè filtro di Alfredo Premolini, con un blend pensato apposta per esaltare questo percorso. Ciò che più mi ha affascinata di questo dialogo fra Signorino e Vacca è stata la loro comune passione per la raccolta di erbe selvatiche: un gesto antico e, allo stesso tempo, carico di contemporaneità. Il progetto di collaborazione fra Signorino e altri chef proseguirà nei prossimi mesi. Questo conferma ancora una volta come la gastronomia di questa terra, con l’energia giusta, possa reinventarsi senza mai perdere il legame con le sue radici. RISTORANTE TERRA – PALAZZO TIRSO Piazza Deffenu 4, Cagliari